Abisso di Palermo, ovvero come stare seduti sulla riva del fiume

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“Siediti sulla riva del fiume, vedrai passare il cadavere del tuo nemico” dice un proverbio cinese, mutuato da una massima di Confucio. Ora noi cadaveri non ne vogliamo, non siamo sanguinari vendicatori, ma non si può negare, un po’ di vendetta nei confronti dei nostri “nemici” sportivi ce la stiamo gustando nell’ultimo anno e dopo un lungo periodo in cui ne abbiamo dovute vedere di tutti i colori non è poco, ed è bastato stare seduti sulla riva del fiume.

Per questo svegliarci con il mondo calcistico nazionale che si è reso conto dell’incapacità (per essere ottimisti) di un arbitro come Rosario Abisso di Palermo un po’ ci rallegra. Non gli auguriamo niente di male, se non quello che sarebbe ovvio, ovvero che la sua carriera in seno all’AIA finisse oggi. Se così non fosse siamo coscienti che la sua credibilità, un fattore non di poco conto per un arbitro, è ormai compromessa.

Correva l’anno 2012 quando il Lecce incontrò Abisso per la prima volta in un Lecce – Sud Tirol e già ci rendemmo conto delle grandi doti dell’arbitro siciliano. Una serie di decisioni incomprensibili, espulsioni in massa della panchina, mezza squadra ammonita e un cartellino rosso sventolato sul volto di Foti senza che nessuno né in campo né fuori abbia mai capito perché.

Ma è Frosinone – Lecce che salta subito in mente a tutti i tifosi del Lecce. L’episodio più eclatante fu il rigore assegnato ai ciociari per un non fallo non commesso da Diniz tre metri fuori dall’area, ma ce ne furono talmente tanti minori in quella partita che sarebbe impossibile elencarli tutti senza creare un blog apposito. E quell’arbitraggio pesò tanto sull’esito finale di quel campionato.

Ma era Lega Pro, non giocava una delle grandi del calcio italiano e non vi era la copertura mediatica che può avere la serie A. A parte i tifosi del Lecce e qualche giornale online nessuno diede risalto al danno provocato dalla giacchetta nera.

Ovviamente il fischietto palermitano in quella stagione fu anche promosso in B, ponendo molti dubbi su quali parametri si basi la valutazione degli arbitri, fino ad approdare in A per dimostrare lì le proprie doti.

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