Papini in campo, miracolo? O incompetenza?

Domenica 1 marzo 2015 fa a Caserta, come se non bastasse la pesante sconfitta con una diretta concorrente nella corsa ai play-off, un’altra batosta era arrivata in pieno sul nostro Lecce, l’infortunio di Romeo Papini, il gladiatore del centrocampo giallorosso.
Gli esami a cui si era sottoposto subito dopo l’incontro avevano evidenziato una “distorsione alla caviglia destra con distacco osseo dal malleolo tibiale(fonte: sito ufficiale uslecce.it), che tradotto in termini più semplici significa “Ciao Papini, speriamo di arrivare ai playoff e recuperarti almeno per quelli, anche se, visto che gli infortuni qui a Lecce durano almeno il triplo rispetto al resto del mondo, è più probabile che ci vediamo l’anno prossimo!”.
Ed invece NO, a meno di due settimane da quell’infortunio, ieri sera, mercoledì 11 marzo 2015, Romeo Papini era nuovamente in campo, in condizioni fisiche non ottimali, ma era in campo e ci è rimasto per 80 minuti.
A questo punto, dato che neanche dieci giorni prima i più ottimisti parlavano di tempi di rientro di “5/6 settimane” (leccezionale), altri parlavano di “almeno due mesi di stop” (tuttomercatoweb), e sempre non considerando che negli ultimi anni per “cause inspiegabili” gli infortuni qui da noi sembrano durare un eternità, una domanda sorge spontanea:
Siamo dinanzi ad un miracolo o siamo dinanzi all’incompetenza dello staff medico del Lecce che non è in grado neanche di fare una diagnosi azzeccata (o vogliamo dire che è chi gestisce il sito ufficiale che si prende la licenza di fare diagnosi?)?
Io sinceramente non lo so, so solo che esiste un principio metodologico, denominato Rasoio di Occam, che dice essenzialmente questo: “a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire”…
Giudicate voi!
Articolo di Antonio Mancino
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