Padalino, l’uomo in più del Foggia

È difficile commentare una sconfitta così desolante da tutti i punti di vista, una partita che sembrava già finita dopo 30 secondi, capito l’andazzo, con Padalino che ha messo in campo una squadra timorosa, che puntava allo 0-0 per magari sperare in qualche contropiede, un Lecce vittima sacrificale. Qualunque scelta tattica avesse fatto Padalino poteva essere vincente o perdente, non esiste la certezza nel calcio. Qualunque tranne una, ovvero quella di aspettare i rossoneri al limite della propria area, rinunciando a ogni possibilità di manovra. Ed è quella che Padalino, incomprensibilmente, ha adottato. Niente pressing, niente volontà di giocarsi la partita, ma tutti là ad aspettare sperando in un contropiede, neanche fossimo una Vibonese qualunque (senza offesa per la squadra calabrese che le sue oneste partite se le gioca).
Ai foggiani non deve essere parso vero che il Lecce mettesse davanti a  loro la vittoria su un piatto d’argento, permettendo di sfruttare la cosa migliore che sanno fare. E così, hanno preso il Lecce a pallonate, neanche fosse il Barcellona che incontra il Frosinone. E il Lecce in svantaggio non sapeva che farsene della palla, perché quest’evenienza non era stata neanche presa in considerazione dall’allenatore foggiano. Umiliante per i tifosi del Lecce. Ma questa umiliazione ha un nome ed un cognome: Pasquale Padalino. Con le sue scelte sconsiderate è stato il vero uomo partita del Foggia.
Ora, dando per scontato che è un professionista e che non ha usato questa tattica suicida per amore della propria città, rimane la possibilità che abbia scelto il mestiere sbagliato. Dalla società gli è stata data in mano una Ferrari e lui è andato in terra dauna neanche avesse una 126. Un atteggiamento (passatemi il termine, perché la rabbia è tanta) da cacasotto che ha ottenuto esattamente questo effetto.
Una società seria e capace oggi lo esonerebbe, non perché perdere a Foggia sia un crimine, ma perché farlo col disonore con cui è stato fatto oggi fa male alla storia di questa squadra, una storia nuovamente umiliata, perché farlo come è stato fatto oggi lancia il Foggia, galvanizzato da una vittoria esaltante, verso la promozione e il Lecce verso dei nuovi, interminabili playoff. Certo, nel calcio uno vince ed uno perde sempre, ma non è scritto da nessuna parte che gli altri dobbiamo essere sempre noi, né che dobbiamo farlo partendo da battuti, si può perdere anche con onore. Ma se così sarà, se non ci sarà esonero, la società dovrebbe andare ben al di là delle frasi di circostanza, perché, se è vero che siamo secondi, siamo caduti male e Padalino, non prendiamoci in giro, non ha fatto alcun miracolo, vista la rosa a disposizione (spesso usata male).
E se vogliamo, il massimo apporto di Padalino è stato quell’Agostinone che anche oggi ha dimostrato di non sapere neanche come fa a giocare tra i professionisti. La differenza ad oggi tra noi e i rossoneri è stato proprio l’allenatore. Stroppa sembra avere le idee chiare, ha preso il Foggia che giocava in un modo, segnava tanto ed era un colabrodo in difesa, lo ha trasformato in una squadra equilibrata e che gioca da squadra. Il Lecce, semplicemente no. Padalino andrebbe esonerato perché non serve a nulla fare un campionato tra primo e secondo posto se poi bisogna buttare tutto alle ortiche nelle partite che contano, facendosi umiliare dagli avversari. Perché i buoni allenatori si vedono non nelle vittorie per 1-0 contro un Catania in crisi, ma per le prestazioni a Foggia o in casa col Matera.
Ma sappiamo che non avverrà, però ci risparmino almeno la tiritera sul campionato svolto finora e sul fatto che nulla è perduto. Se sarà vero lo dirà il campo, ma l’umiliazione, quella, resta.
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